AVEZZANO. Domani Avezzano celebra il Giorno della memoria: saranno ricordate le leggi razziali e l’Olocausto degli ebrei. Domani alle 17 il vescovo Santoro celebrerà una messa nella chiesa di don Orione, mentre venerdì alle 10.30, al castello Orsini, si terrà il convegno: «La Shoa, il valore e la conservazione della memoria». Di seguito un intervento dello storico Pitoni. (f.c.) Il 27 gennaio si celebra la Shoah, lo sterminio degli ebrei operato dai nazisti nei numerosi campi di concentramento disseminati in tutta Europa. Anche la Marsica ha avuto i suoi internati e i suoi perseguitati. Il 16 agosto 1938 il podestà Silvio Bonanni, in risposta a specifico telegramma del ministro Buffarini con il quale si ordina di trasmettere l’elenco degli ebrei che si sono denunziati come tali per gli effetti della famigerata legge, dichiara che in Avezzano non risultano appartenenti alla predetta “razza”. Anche il commissario di Pubblica sicurezza accerta che nella nostra città non risiedono israelitici o «persone che comunque risultino di razza ebraica anche se professanti altra o nessuna religione, o abbiano abiurato in qualsiasi epoca o anche se per matrimonio sono passati a far parte di famiglia cristiana». Un caso particolare è quello della famiglia Tantalo: Raniero sposa a Sulmona l’ebrea Irma Fuà «col vincolo religioso» e dal matrimonio nascono cinque figli che saranno tutti battezzati. L’indagine riguardante la donna e i suoi figli, iniziata a fine 1938, è lunga ed approfondita e termina a fine aprile 1943, quando mancano appena tre mesi all’arresto di Mussolini e all’inizio della fine del fascismo. La laboriosa famiglia Tantalo, alla quale si addebita la sola “colpa” di avere una madre israelitica, annovera al proprio interno il capostipite Raniero, che nel dopoguerra sarà per vari anni presidente diocesano degli uomini di Azione Cattolica, e don Aristide, futuro prestigioso parroco della Cattedrale. Altra famiglia “censita” in Avezzano è la Melli-Coen-Zevi, prima domiciliata in via Napoli, poi trasferitasi a Ferrara. Anche la tedesca Ruth Shlesinger è transitata in Avezzano, come risulta dai documenti dell’Archivio di Stato dell’Aquila. Certificata la presenza di: Alice Skutezky, Cheskije Alkalay, Fradel Haubenstock, Henrik Goldberg, Eva Glaser, Francesco Koblitz e Angelo Panzieri. Anche il commerciante romano Samuele Anticoli e il piazzista genovese Dante Erede “soggiorneranno” ad Avezzano, come anche Enzo Enriques Agnoletti, collaboratore di Piero Calamandrei: nel dopoguerra sarà vice sindaco di Firenze nella giunta di Giorgio La Pira, vice presidente del Senato, fondatore dell’Istituto storico della Resistenza in Toscana, giornalista. Molte sono le famiglie perseguitate che, dal 1938 al 1944, sono confinate nella Marsica: una a Villavallelonga, 7 a Magliano, 10 a Tagliacozzo, 7 a Carsoli oltre un’ebrea danese a Civita D’Antino. Funaro-Granata sono individuati a Luco dei Marsi, Vitale a Sante Marie, Moscato, Ettorre e Terracina a Pescina, Fasano-De Simone a Scurcola. Il 20 settembre 1940 il questore dell’Aquila comunica al Commissario di Ps, al podestà e ai carabinieri di Avezzano che, in occasione delle ricorrenze religiose autunnali, la comunità israelitica di Roma è stata autorizzata a spedire, ai correligionari italiani internati, libri rituali di preghiera in lingua ebraica. A fine ottobre il questore informa che il ministero degli Interni ha intenzione di «facilitare al massimo l’esodo di ebrei stranieri, specialmente quelli ristretti in campi di concentramento ed internati». A luglio 1941, considerate le azioni repressive e la conseguente fuga dalle città con l’esodo verso i paesi, gli ebrei confinati o internati ad Avezzano sono 35 e per ognuno di loro, già colpito da gravi sanzioni, probabilmente c’è la drammatica prospettiva del campo di concentramento.
il Centro — 26 gennaio 2010 articolo di - Giovanbattista Pitoni / (storico)